Come rivoluzionare il Rugby Italiano? Un confronto con i cugini argentini

italia argentina

La prima uscita dell‘ Italia di O’Shea coincide con una sfida storica quella con i cugini argentini. Rugby italiano e Rugby argentino hanno sempre avuto un rapporto particolare, non solo per le sfide sul campo ma per la lunga serie di oriundi, giocatori e allenatori, arrivati dal Sud America a giocare nel nostro paese e nella nazionale.

Negli ultimi anni però il confronto è diventato impietoso: da una parte l’esplosione dell’Argentina a livello internazionale (due volte semifinalista nelle ultime tre coppe del mondo, entrata prima nel Rugby Championship e ora nel Super Rugby); e dall’altra le difficoltà del Rugby tricolore.

Eppure… eppure il risultato sul campo da gioco non è stato sbilanciato come alcuni potevano pensare. Una giovane Italia ha disputato un’ottima partita e ha retto il confronto in casa degli argentini dandoci un pò di speranza per il futuro (ne avevamo proprio bisogno!).

Bisogna dirci la verità però… sempre di una sconfitta si tratta. Inoltre per essere efficace e costruttivo, il confronto reale tra il nostro Rugby e quello Argentino deve tenere conto di molti altri fattori.Un solo esempio su tutti: in questi stessi giorni ai Mondiali U.20 l’Argentina ha battuto Sud Africa e Francia e si avvia spedita verso  le semifinali, mentre l’Italia ha preso una quarantina di punti sia dall’Inghilterra che dall’Australia e dovrà lottare per non essere retrocessa!! Una bella differenza!

Ma allora dove possiamo trarre qualche insegnamento per cambiare in meglio il nostro Rugby? Cosa può suggerirci il confronto con i cugini argentini?

Vediamo innanzitutto come stiamo messi…

Il tour di Giugno in America chiude la stagione 2015-2016 della nazionale italiana. Sicuramente un anno difficile per il Rugby italiano. I risultati sono impietosi: per la nostra nazionale maggiore cucchiaio di legno nel Sei Nazioni dopo una Coppa del Mondo senza gloria; 5 sconfitte su 5 anche per l’Under 20 salva all’ultima partita ai propri mondiali. Le due franchige che languono nelle ultime due posizioni di Pro12, per non parlare dei risultati delle coppe europee… meglio stendere un velo!! Insomma dove ti giri ti giri c’è poco da stare allegri

eppure

Eppure come sempre è proprio nei momenti più bui che portano in sé l’occasione e lo stimolo per la rinascita. E allora qualcosa sembra muoversi nel mondo ovale italiano anche se lentamente. Sembra esserci fermento e voglia di trovare nuove soluzioni. Voglia di non accettare un destino da ultimi della classe!!

Innanzitutto l’avvicendamento tecnico e l’arrivo di un nuovo allenatore in cima alla piramide, O’Shea, accompagnato da un arrivo importante anche nellla formazione dell’alto livello Stephen Aboud. Cambiamenti che di per sé si sa portano sempre con sé entusiasmo (vedi le prime due annate di Brunel) e che nel caso di Aboud fanno sperare in un miglioramento anche strutturale.

Ma non soltanto dal vertice si vede il desiderio di cambiare le cose, l’ambizione di adeguarsi ai migliori, la voglia di contribuire al cambiamento.

Molte critiche, naturalmente, suggerimenti, semplici polemiche e progetti interessanti, ultimamente si sente un pò di tutto sulle possibilità di rivoluzionare in meglio il Rugby Italiano.

Tra le voci più autorevoli quella del capitano Parisse e quella dell’ex-capitano Giovannelli che in Febbraio ha fondato assieme ad altri grandi ex-giocatori un progetto focalizzato sull’attenzione al Rugby di base: Terre Ovali.

Tutte proposte e contributi che riguardano gli aspetti organizzativi.

Ma cosa possiamo proporre dal punto di vista tecnico? Quello che più interessa noi di Rugby Facile. Cosa manca ai giocatori italiani? Cosa manca ai club italiani? cosa manca al Rugby Italiano e come possiamo migliorare fino ad arrivare davvero tra i migliori?

Da questo punto di vista molto interessante è il contributo di Marcelo Loffreda, proprio uno degli artefici del successo argentino. Il coach che ha portato la nazionale argentina al terzo posto nella World Cup 2007. Loffreda in una intervista in Aprile analizza la situazione italiana e la confronta con la straordinaria crescita della nazionale Argentina dopo l’entrata nel Rugby Championship al fianco dei più forti al mondo.

La ricetta di Loffreda è pazienza, cose semplici e tanto lavoro sulla base, con i bambini “perché è in quel momento, che si costruiscono i giocatori di rugby”.

Ma andando più a fondo il segreto della grande crescita Argentina viene dritto dritto dai grandi maestri neozelandesi inviati in Argentina a sviluppare capacità e metodi per migliorare giocatori e tecnici formatori.

Tra tutti il grande Sir. Graham Henry, coach di straordinaria esperienza anche europea, campione del mondo con gli All Blacks. Henry ha collaborato più volte con la Federazione Argentina e così anche altri allenatori neozelandesi del Super Rugby.

Dice Loffreda: “Anche Henry ce lo ripeteva in continuazione: fate le cose semplici, fatele bene“. Giorno dopo giorno, lavorando sempre – con umiltà sui fondamentali. Imparando delle soluzioni diverse. “Il rugby è come giocare una partita a scacchi: ci sono mille alternative e soluzioni: più ne conosci, maggiori possibilità hai di dare scacco“.

Eccole qui le due parole chiave: grande attenzione ai fondamentali e costruzione di una profonda comprensione del gioco!

Parole che ritornano come abbiamo già visto nell’articolo dedicato ai successi del Connacht e al contributo portato da Pat Lam ancora e sempre dalla Nuova Zelanda: http://www.rugbyfacile.com/2016/06/11/connacht-la-lezione-di-una-cenerentola-diventata-regina/

Ed effettivamente le cose stanno così: se si guarda giocare la nazionale Argentina ai Mondiali o i Jaguares nel Super Rugby, si notano i grandi miglioramenti che li hanno portati all’altezza dei migliori. Le grandi competenze e abilità individuali e collettive, la comprensione generale e particolare dei giocatori argentini.

Ecco dunque la strada che ci viene dai maestri neozelandesi: semplice eppure efficace, perfetta per Rugby Facile! Per avere giocatori migliori e un movimento all’altezza di competere a livello internazionale dobbiamo insistere sulle abilità di base e costruire gradualmente una comprensione generale del gioco!!! A tutti il livelli!!! Dal più basso alla nazionale! Dai più piccoli fino agli adulti!!

E il bello è che potete cominciare da subito e senza bisogno di nessuno!

Nell’era del digitale abbiamo a disposizione tantissime risorse che ci permettono di approfondire le nostre competenze rugbystiche!

Guardate più partite possibile (se ne trovano tantissime su youtube), partite intere però, non semplici spezzoni con le mete o le azioni spettacolari!! Osservate i giocatori che giocano nel vostro ruolo, i dettagli dei gesti che ripetono, riflettete sul gioco e su quello che succede in campo!!!

E poi dedicate del tempo alle vostre “skills”, abilità fondamentali nel Rugby!! Esercitatevi un quarto d’ora al giorno in quelle in cui avete bisogno di migliorare! Anche qui internet può essere di grande aiuto e si trovano in rete tantissimi video di approfondimento!

Passate più tempo possibile con il pallone in mano, portatelo con voi al mare, al parco, la sera quando uscite, ovunque…

Ma non soltanto nelle abilità con il pallone potete migliorare: esercitatevi nelle finte, nel modo di evitare gli avversari, nelle prese al volo… riflettete su come migliorare la postura in ruck o il placcaggio etc. etc. etc.

Sperimenterete i miglioramenti sul campo da gioco… vi sentirete più sicuri di gesti che avete ripetuto continuamente… comprenderete al volo situazioni che avete osservato e sarete in grado di risolverle in modo più efficace!!!

Tutto stà nel metterci passione ed entusiasmo… e noi italiani in questo non siamo secondi a nessuno!!!

Intanto qui di seguito trovi il link di un canale youtube argentino dedicato proprio agli interventi tecnici fatti da allenatori neozelandesi in Argentina. Ottimi spunti per iniziare:

https://www.youtube.com/user/RugbyForumArg/videos

I segreti del Connacht: la lezione di una cenerentola diventata regina!

Bundee Aki, John Muldoon and Eoghan Masterson
Foto: www.connachtrugby.ie

Oggi ci dedichiamo al miracolo Connacht, vincitore a sorpresa della finale di Pro12 lo scorso Sabato.

La prima vittoria in assoluto della provincia irlandese è stato un vero e proprio miracolo sportivo, un risultato tanto straordinario quanto imprevisto. Simbolo di tutta una stagione fatta di progressi continui è stata la finale giocata e vinta in modo spettacolare contro il Leinster (squadra piena di nazionali e tre volte campione d’Europa!!!). Una partita che rappresenta il punto di arrivo di un percorso fatto di duro lavoro e miglioramenti continui che merita di essere analizzato e preso come esempio.

Dunque quali sono i segreti del Connacht? Come ha potuto vincere il campionato e giocando un Rugby di altissima qualità, una squadra che non si era mai nemmeno qualificata per i playoff ? Ma soprattutto cosa può insegnare a noi di Rugby Facile?

Tutto inizia con l’arrivo di Pat Lam nel 2013. Il Coach samoano, grande ex giocatore ed ex allenatore degli Aukland Blues in Nuova Zelanda, prende in mano una squadra giovane ed affamata. La squadra e la struttura organizzativa del Connacht sono in crescita da alcuni anni ma il cui miglior piazzamento era stato un settimo posto (tanto per capirci anche Treviso nella stagione 2012-2013 è arrivata settima). Dotata di risorse economiche e tecniche molto inferiori ai suoi avversari europei, Connacht è storicamente la provincia irlandese dove il Rugby è meno diffuso. Negli anni ha prodotto pochi nazionali e da sempre è considerata la cenerentola delle 4 province irlandesi ma anche la meno forte tra le squadre di Pro 12.

Eppure l’arrivo del tecnico dall’Emisfero Sud si inserisce in una strategia precisa ambiziosa e intelligente da parte della provincia in collaborazione con la federazione irlandese. Innanzitutto il desiderio e la necessità di sviluppare giovani talenti locali e di attrarre altri desiderosi di affermarsi da fuori. L’idea di puntare sul collettivo, su una idea di gioco condivisa e sul progressivo miglioramento piuttosto che sulla qualità dei singoli e su giocatori già affermati.

E allora ecco il miracolo… una vittoria arrivata avendo in squadra un solo campione con esperienza (e nemmeno troppo famoso): il neozelandese Aki vincitore del Super Rugby con i Chiefs; ma soprattutto con una crescita paziente e continua durata tre anni. Crescita che solo nell’ultimo anno ha dato risultati evidenti fino alla sorprendente e imprevista vittoria finale.

Naturalmente i veri segreti di Connacht sono quelli che il Coach Lam ha portato con sé dalla Nuova Zelanda: le idee caratteristiche dei maestri All Blacks che fanno di loro i migliori al mondo nel nostro sport:

  1. Grandissima attenzione alle competenze tecniche di base
  2. Comprensione del gioco e capacità di giocare in base a quello che si ha di fronte
  3. Fiducia nel proprio gioco e nel desiderio di muovere il pallone

Eccoli i segreti del successo del Connacht:

1 Abilità di base  o “Core skills” come le definiscono i britannici.

Una tentazione comune, soprattutto in Italia, è quella di sopravvalutare l’importanza della strategia e dei piani gioco. La passione per i tatticismi e i piani complicati. Ma nessuna strategia può essere efficace se i giocatori non vengono dotati delle abilità e competenze di base necessarie per portarla a termine con precisione.

Tattiche e piani non hanno efficacia senza l’abilità di ricevere e passare il pallone con precisione, fissare i difensori, prendere palloni alti, calciare, placcare, pulire efficacemente una ruck, spingere in mischia e così via…

Non è un caso che siano definite “Core skills” ovvero centrali, al centro del gioco.

Non appena arrivato a  Connacht, Lam ha innanzitutto incoraggiato una cultura in cui i giocatori dedicano 10 minuti a migliorare le proprie abilità dopo ogni sessione di palestra, oppure arrivando 10 minuti prima all’allenamento.

I benefici di un tale atteggiamento si vedono a distanza portando grossi miglioramenti.

Parliamo, come detto, non soltanto di abilità nel trattare il pallone ma di un gran numero di competenze specifiche che si ripetono continuamente durante il gioco e che risultano fondamentali nel nostro sport. Per questo devono essere ripetute e allenate continuamente fino a risultare gesti automatici.

Non è un caso ad esempio che il Connacht sia divenuta in questi anni una delle squadre più competenti ed efficaci sul punto di incontro tanto in attacco quanto in difesa.

2 Comprensione del gioco

Un altro enorme merito di Pat Lam è stato quello di proporre a Connacht un gioco semplice in cui ognuno sa cosa fare, ma soprattutto un gioco in cui i giocatori sono chiamati a guardare la difesa avversaria e compiere delle scelte in base ad essa:

Cosa mi trovo davanti? Dov’è lo spazio? Quale è l’opzione migliore? Conviene passare o penetrare?

Anche qui naturalmente si è trattato di una scelta destinata a pagare a lungo termine. Non si può fare sempre la scelta giusta, soprattutto inizialmente… ma l’abitudine a questo tipo di atteggiamento in campo ha il merito di spingere i giocatori verso una comprensione profonda del gioco.

Una delle frasi preferite di Lam è: “I bravi giocatori giocano soltanto, mentre i grandi giocatori conoscono il gioco!”.

Si tratta di comprendere quello che succede nel campo e scegliere l’opzione giusta. Semplice a dirsi ma non sempre a farsi, se non insistendo continuamente su questa abitudine come avviene proprio nel gioco Neozelandese ad esempio.

E così è interessante notare che quasi tutte le giocate del Connacht sia quelle che partono da fasi statiche (mischie e touche), che quelle durante il gioco, si basano su scelte multiple ovvero un movimento con diverse opzioni tra cui i giocatori possono scegliere la più adatta alla situazione.

3 Atteggiamento mentale e fiducia nel gioco!

Il terzo elemento introdotto da Lam è forse il più difficile da recepire in Europa. L’atteggiamento mentale! Il Connacht campione della Pro 12 2016 è una squadra che non si libera mai del pallone e non ha paura di muoverlo attaccando anche nella propria metà campo. Una squadra che sfrutta gli spazi disponibili, gioca in modo spettacolare e che soprattutto ha una fiducia incrollabile nel proprio gioco.

Non fraintendiamo!! Questo non significa certamente giocare in modo folle oppure non calciare mai!!! Ma significa tentare di mettere sempre sotto pressione l’avversario (anche al piede naturalmente) fiduciosi delle armi che si hanno a disposizione!! Significa non cedere all’avversario l’iniziativa ma tenerla nelle proprie mani, persino quando non si ha il pallone!!

Tutto questo è dimostrato in modo particolare nella finale vinta contro il Leinster. Una partita giocata in modo aperto e fedele alla filosofia di gioco tenuta in tutta la stagione, a dimostrare la fiducia nelle proprie abilità e nel lavoro svolto sviluppata dai giocatori di Lam. Ancor più sorprendente è il fatto che il Connacht fosse alla sua prima finale e alla prima apparizione nei play-off della competizione. Un gruppo e dei singoli giocatori privi di abitudine ed esperienza nel gestire tale pressione: in queste condizioni sarebbe stato facile cedere alla tentazione di snaturare il proprio gioco adottando una tattica meno rischiosa e più conservativa. Qui è particolarmente evidente il lavoro eccellente fatto da Lam, anche a livello psicologico, nel dotare di consapevolezza la propria squadra nel corso dei suoi tre anni di gestione.